Adriana Valentini
Antonella Miscioscia
Italo Boccuto
Il nome "Dendraphos" (Δενδράφος) è l’unione di "Dendron", albero, e "Phos", luce, evocando in greco l'idea di una "corona di alberi" che filtra e gioca con la luce. Nasce con l'obiettivo di ridare vita ai resti del teatron di Metaponto, che ad oggi insiste nel relativo parco archeologico e talvolta ospita eventi culturali; la copertura di progetto potrebbe migliorare la fruizione del luogo senza intaccarne la consistenza e offrendo un corretto ombreggiamento e protezione al sito.
Il progetto nasce dalle sperimentazioni condotte durante una tesi di laurea in progettazione architettonica presso il Politecnico di Bari, coordinata dal prof. arch. Giuseppe Fallacara. Gli studenti che hanno preso parte a questo lavoro sono Antonella Miscioscia, Italo Boccuto, Carla Bruno, Arianna Scarano e Adriana Valentini, che tramite la partecipazione al concorso di idee “Piranesi Prix de Rome et d’Athènes” hanno immaginato la configurazione di spazi archeologici nel futuro 2050, ipotizzando sistemi costruttivi innovativi e sostenibili, che potessero inserirsi nei contesti storicamente sensibili senza intaccarne le caratteristiche.
Il concept si basa su moduli alberiformi assemblati in due configurazioni principali: 12 moduli con base quadrata di 3 metri sono posizionati nell'area della scena per delimitare l'orchestra e formare una quinta scenica, creando un fondale visivo suggestivo; altri 16 moduli trapezoidali con lato di 4,6 metri si sviluppano sopra la cavea per offrire una copertura leggera e armonica, garantendo ombreggiamento e protezione agli spettatori senza compromettere la visibilità e la percezione del contesto archeologico.
La copertura è realizzata con fibre di cellulosa derivate da scarti di legno e carta riciclata, impregnate con resina di lignina, un sottoprodotto dell’industria cartaria. Per differenziare la tessitura e migliorare il comportamento strutturale, alcune ramificazioni della struttura vengono trattate con nero di carbone vegetale, ottenuto dalla combustione controllata di biomasse, un materiale altamente resistente alla luce e all’umidità.
Le materie prime utilizzate vengono trattate con resine naturali per migliorarne la resistenza meccanica, poi modellate su dime e sottoposte a un processo di polimerizzazione. Questo garantisce la solidità della struttura che, a fine vita, può essere riciclata o biodegradarsi senza impatto ambientale. La forma alberiforme dei moduli risponde anche a esigenze strutturali: la distribuzione ottimale degli sforzi garantisce stabilità e resistenza.
L'installazione rispetta la preesistenza storica, inserendosi con leggerezza nel contesto e valorizzando l’esperienza dello spettatore grazie al design ispirato alla natura che crea giochi di luce e ombra dinamici che esaltano il paesaggio. Dendraphos rappresenta un connubio tra innovazione e rispetto per il patrimonio culturale. Grazie ai materiali sostenibili e alla configurazione modulare, offre una soluzione reversibile per il teatron di Metaponto, trasformandolo in uno spazio vivo e accessibile per eventi e spettacoli, nel rispetto dell’ambiente e della storia.
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The name “Dendraphos” (Δενδράφος) is derived from the Greek words “Dendron” (tree) and “Phos” (light), evoking the image of a crown of trees that filters and interacts with light. The project was conceived to revive the remains of the Metapontum theatron, which is currently part of an archaeological park and occasionally hosts cultural events. The proposed canopy aims to enhance the site’s usability while preserving its historical integrity, offering appropriate shading and protection without altering its texture.
The project originates from architectural design experiments conducted as part of a degree thesis at the Polytechnic University of Bari, coordinated by Prof. Arch. Giuseppe Fallacara. The students involved—Antonella Miscioscia, Italo Boccuto, Carla Bruno, Arianna Scarano, and Adriana Valentini—participated in the “Piranesi Prix de Rome et d'Athènes” ideas competition. Their work envisioned the configuration of archaeological spaces in 2050, hypothesising innovative and sustainable building systems that could be integrated into historically sensitive contexts without compromising their authenticity.
The concept is based on tree-shaped modules, assembled in two main configurations:
- Twelve modules with a 3-metre square base, positioned in the stage area to delimit the orchestra, forming a scenic backdrop that creates a striking visual composition.
- Sixteen trapezoidal modules with 4.6-metre sides, developed above the cavea, providing a light and harmonious canopy that offers shade and protection for spectators without obstructing visibility or the perception of the archaeological setting.
The canopy structure is made from cellulose fibres derived from wood waste and recycled paper, impregnated with lignin resin, a by-product of the paper industry. To enhance texture differentiation and structural performance, some branches of the framework are treated with vegetable carbon black, obtained from the controlled combustion of biomass—a material known for its high resistance to light and moisture.
The raw materials undergo treatment with natural resins to improve mechanical strength, followed by shaping on templates and curing to ensure durability. At the end of its life cycle, the structure can be fully recycled or biodegrade without environmental impact. The tree-like form of the modules is not only aesthetic but also structurally optimised, ensuring efficient stress distribution, which enhances stability and strength.
The installation respects the historical pre-existence of the site, fitting lightly into the context while enhancing the viewer’s experience. The nature-inspired design creates dynamic plays of light and shadow, further enriching the landscape. Dendraphos represents a fusion of innovation and respect for cultural heritage. Thanks to its sustainable materials and modular configuration, it provides a reversible solution for the Metapontum theatron, transforming it into a living, accessible space for events and performances while safeguarding both the environment and history.