Barzdins Jekabs Eduards, Re Aron Gregorio, Rohrich Davide (Politecnico Di Milano )
Ripensare l'architettura industriale attraverso l'etica della tradizione viticola
Le industrie vinicole italiane stanno affrontando sfide epocali a causa delle nuove realtà climatiche. Con stagioni sempre più imprevedibili, le cantine non solo si stanno spostando verso regioni più fresche e settentrionali, ma stanno anche adattando le varietà di uva originariamente coltivate (Mozell e Thach, 2014). Con la crescente consapevolezza della tendenza verso una crescente produzione di vini bianchi (ISMEA, 2023) e le opportunità economiche che essa comporta, le regioni settentrionali come il Piemonte sono destinate a vivere una fase entusiasmante di rinnovamento viticolo. Oltre al recupero di varietà vinicole quasi estinte, un tempo decimate dall'epidemia di fillossera, stanno emergendo nuove industrie vinicole in paesaggi precedentemente incolti, sollevando potenziali preoccupazioni ambientali, poiché l'industria, come fondamento della società, ha profondamente trasformato i paesaggi negli ultimi decenni, spesso in modo irreversibile. Poiché la spinta alla crescita continua rimane inarrestabile, la costruzione di nuove strutture industriali è inevitabile. Pertanto, la continua perdita e il degrado del patrimonio ambientale devono essere attentamente riconsiderati in ogni nuovo sviluppo industriale, indipendentemente dalla scala.
La cantina rappresenta un archetipo industriale esemplare per questa riflessione, poiché combina funzioni produttive con dimensioni pubbliche e naturali. Qui, complessi sistemi tecnologici spesso si fondono armoniosamente con l'architettura. Essa è capace di evocare emozioni e integrarsi con il contesto, raggiungendo una simbiosi tra uomo e macchina. Poiché il settore vinicolo è uno dei più redditizi in Italia, contribuendo circa all'1,1% dell'economia nazionale e rappresentando circa l'1,25% delle esportazioni totali nel 2023 (Lonardi e Velasco, 2024), le cantine offrono piattaforme ideali per l'innovazione. Diventano catalizzatori di nuove visioni architettoniche che privilegiano qualità, etica e novità rispetto a considerazioni puramente economiche o legate ai tempi di realizzazione.
La nostra proposta prevede la realizzazione di una nuova cantina specializzata nella produzione di Timorasso – un vitigno a bacca bianca recentemente riscoperto dei Colli Tortonesi (Cataldi, 2021). Ispirato in parte a temi vernacolari, il progetto affronta le sfide contemporanee della sostenibilità reinterpretando antiche strategie progettuali del Piemonte sud-orientale attraverso pratiche costruttive moderne. L'approccio progettuale mira a emulare la cura dei produttori di vino, adottando una filosofia strettamente allineata con scuole di pensiero esistenti come l'Architettura Organica (Humphries, 2017) e il Design Integrale (Jencks e Kropf, 1997), entrambe basate su sistemi naturali. Proponendo un manufatto così consapevole del contesto ed ecologicamente reattivo, il nostro progetto ambisce a posizionarsi all'avanguardia del dibattito sullo sviluppo sostenibile delle nuove industrie italiane.
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Rethinking industrial architecture through the ethics of the winegrowing tradition
The Italian wine industry is facing epochal challenges due to new climatic realities. With increasingly unpredictable seasons, wineries are not only moving towards cooler and more northern regions but also adapting the grape varieties they originally cultivated (Mozell and Thach, 2014). Recognizing this trend towards growing white wine production (ISMEA, 2023) and the economic opportunities it brings, northern regions like Piemonte are poised to experience an exciting phase of viticultural renewal.
In addition to reviving nearly extinct wine varieties, once decimated by the phylloxera epidemic, new wine industries are emerging in previously uncultivated landscapes. However, this expansion raises potential environmental concerns, as industrial development—being a foundational pillar of society—has profoundly transformed landscapes in recent decades, often irreversibly. As the drive for continuous growth remains unstoppable, new industrial construction is inevitable. Therefore, the ongoing loss and degradation of environmental heritage must be carefully reconsidered with every new industrial development, regardless of scale.
The winery serves as an exemplary industrial archetype for this reflection, as it combines productive functions with public and natural dimensions. Here, complex technological systems often blend harmoniously with architecture, evoking emotions and integrating seamlessly with the surrounding context, achieving a symbiosis between humans and machines. Given that the wine sector is one of Italy’s most profitable industries—contributing approximately 1.1% to the national economy and accounting for around 1.25% of total exports in 2023 (Lonardi and Velasco, 2024)—wineries present ideal platforms for innovation. They become catalysts for new architectural visions that prioritize quality, ethics, and sustainability over purely economic or time-driven considerations.
Our proposal envisions a new winery specializing in the production of Timorasso—a recently rediscovered white grape variety from the Colli Tortonesi (Cataldi, 2021). Partly inspired by vernacular themes, the project addresses contemporary sustainability challenges by reinterpreting ancient design strategies from southeastern Piemonte through modern construction practices. The design approach seeks to emulate the care of wine producers, adopting a philosophy closely aligned with existing schools of thought such as Organic Architecture (Humphries, 2017) and Integral Design (Jencks and Kropf, 1997), both of which are based on natural systems. By proposing such a contextually aware and ecologically responsive structure, our project aims to position itself at the forefront of the debate on the sustainable development of new Italian industries.