Vincenzo Pace
Luca Favia
Stefania Schirò
Metamorfosi dell’Abitare e Riattivazioni per Nuove Architetture - L’ex cementificio Zippitelli
L’area oggetto di studio e progettazione è l’ex cementificio Zippitelli, realizzato nel 1925 a Montegiordano (CS), attualmente in uno stato avanzato di abbandono. Dopo quasi un secolo, l’opificio può diventare un luogo chiave nel territorio, interpretando i processi di naturalizzazione già avviati spontaneamente dopo il termine della produzione.
La rinaturalizzazione per un futuro sostenibile
L’intervento di rinaturalizzazione urbana rappresenta un efficace strumento per “sottrarre i vuoti urbani ai processi di urbanizzazione tradizionali” e farne dei paesaggi abitabili, tra lo spazio pubblico e allo stesso tempo produttivo (Ciorra, 2011).
I due approcci che perseguono principalmente la rinaturalizzazione sono l’ingegneria naturalistica e l’architettura del paesaggio. La prima si concentra sull’applicazione diretta di interventi per la risoluzione del problema, mentre la seconda punta a integrare nuovi scenari progettati con quelli preesistenti (Buonanno, 2012).
Una nuova rotta ecologica per umani e non umani
Il progetto si configura come un esperimento di rigenerazione paesaggistica e innovazione tecnologica, disegnato per rispondere agli scenari estremi che potrebbero verificarsi a causa dei cambiamenti climatici. L’area vive un processo spontaneo di rinaturalizzazione accelerata, in cui il selvatico ha riconquistato gli spazi antropizzati, tracciando nuove ecologie (Metta, 2022). Questo diventa un’opportunità progettuale per l’attivazione di un laboratorio di adattamento urbano, capace di rispondere in maniera dinamica alle emergenze ambientali e di prefigurare strategie di resilienza multi-sistemica. Al centro dell’intervento si colloca la trasformazione del canale in calcestruzzo, ormai obsoleto: una promenade perenne dove potranno svolgersi attività differenti a seconda del luogo. L’area è suddivisa in cinque zone con diversi usi: spazio della città in cui è ubicato il nuovo auditorium; spazio di accesso, zona filtro e di informazione; spazio dell’innovazione dedicata al FabLab; spazio pubblico, dedicato ad una piazza urbana; spazio della natura in cui l’ecosistema viene liberato, capace di espandersi e di riconfigurare luoghi. Parallelamente, il progetto adotta un approccio sperimentale alla materialità basato su tecnologie di fabbricazione additiva (stampa 3D) con bio-compositi (Parisi, 2023), ispirandosi ai principi della prefabbricazione già utilizzati nella costruzione del cementificio stesso, con la realizzazione di uno dei primi elementi prefabbricati nella storia dell’ingegneria italiana. La materia prima principale è la marna, storicamente utilizzata nella produzione del cemento, ora re-interpretata come materiale auto-assemblante a bassa impronta ecologica (Alkaff et al., 2016). Il suo utilizzo sarà integrato con strategie di upcycling dei materiali di scarto provenienti dalle demolizioni selettive e dalle lavorazioni di cantiere, generando architetture metaboliche in continua trasformazione. Il nuovo paesaggio trova ragion d’essere in un dialogo non-lineare tra architettura e natura (Cannavò, 2004), concependo il canale come un luogo performativo e sensoriale, dove zone umide, attraversamenti e spazi di sosta si intersecano con paramenti stampati in 3D.
Conclusioni
In conclusione, in uno scenario post-antropocentrico, il progetto M.A.R.N.A. si configura come un sistema in grado di adattarsi, mutare e coesistere con le forze ambientali (Haraway, 2019). Montegiordano diventa un avamposto sperimentale di co-evoluzione tra umano e non-umano, un prototipo di abitabilità futura, in cui il paesaggio è un sistema in continua trasformazione.
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Metamorphosis of Living and Reactivations for New Architectures - The former cement factory Zippitelli
The area being studied and designed is the former Zippitelli cement factory, built in 1925 in Montegiordano (CS), currently in an advanced state of abandonment. After almost a century, the factory can become a key place in the territory, interpreting the naturalisation processes that have already started spontaneously after the end of production.
Re-naturalisation for a sustainable future
The urban redevelopment intervention is an effective tool to "remove urban voids from traditional urbanisation processes" and make them habitable landscapes between public space and productive space at the same time (Ciorra, 2011).
Two approaches that mainly pursue re-naturalisation are naturalistic engineering and landscape architecture. The first focuses on the direct application of interventions for the resolution of the problem, while the second aims to integrate new scenarios designed with existing ones (Buonanno, 2012).
A new ecological route for humans and non-humans
The project is an experiment in landscape regeneration and technological innovation, designed to respond to extreme scenarios that could occur due to climate change. The area is experiencing a spontaneous process of accelerated re-naturalisation, in which the wild has reconquered anthropised spaces, tracing a new ecology (Metta, 2022). This becomes a design opportunity for the activation of an urban adaptation laboratory, capable of responding dynamically to environmental emergencies and prefiguring multi-system resilience strategies.
At the heart of the intervention is the transformation of the concrete canal, now obsolete: a perennial promenade where different activities can take place depending on the location. The area is divided into five zones with different uses:
- City space, in which the new auditorium is located.
- Access, filter, and information zone.
- Innovation space, dedicated to FabLab.
- Public space, dedicated to an urban square.
- Space of nature, where the ecosystem is released, able to expand and reconfigure places.
In parallel, the project adopts an experimental approach to materiality, based on additive manufacturing technologies (3D printing) with bio-composites (Parisi, 2023), inspired by the principles of prefabrication already used in the construction of the cement plant itself, with the realisation of one of the first prefabricated elements in the history of Italian engineering.
The main raw material is marl, historically used in the production of cement, now reinterpreted as a self-assembling material with a low ecological footprint (Alkaff et al., 2016). Its use will be integrated with upcycling strategies of waste materials from selective demolitions and construction sites, generating metabolic architectures in continuous transformation.
The new landscape finds its raison d'être in a non-linear dialogue between architecture and nature (Cannavò, 2004), conceiving the canal as a performative and sensory place, where wetlands, crossings, and rest areas intersect with 3D-printed parameters.
Conclusions
In conclusion, in a post-anthropocentric scenario, the M.A.R.N.A. project is configured as a system capable of adapting, mutating, and coexisting with environmental forces (Haraway, 2019). Montegiordano becomes an experimental outpost of co-evolution between humans and non-humans, a prototype of future habitability, in which the landscape is a system in continuous transformation.